Il vangelo della risurrezione

0
212

Il vangelo della risurrezione “Vide e credette”

La buona notizia della risurrezione di Gesù comincia con una constatazione: il sepolcro è vuoto. Cosa significa? Potrebbero aver portato via il cadavere oppure è vero quello che lui stesso aveva preannunciato, “cominciando a insegnare che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere” (Mc 8,31)

Se Gesù è veramente risorto per noi cosa cambia? Tutto ciò che di brutto è stato fatto a Gesù è ora trasfigurato, quindi anche il nostro sepolcro personale può essere vuotato. Ognuno di noi, infatti, ha un proprio sepolcro dove seppellisce quanto di brutto abbiamo o ci è stato fatto, a torto o a ragione. Ognuno ha una riserva di azioni, stati d’animo, comportamenti su cui letteralmente ha messo una pietra sopra, perché ritiene che siano immodificabili.

Se Gesù è risorto vuol dire che non solo risorgeremo nell’ultimo giorno, ma che già da oggi i nostri sepolcri si possono aprire per scoprire che in Lui è possibile trasfigurare e ridare senso ad ogni esperienza, anche a quelle più terribili o vergognose.

Maria corre ad avvisare Pietro e l’altro discepolo quello che Gesù amava. Entrambi corrono ma è il discepolo anonimo ad arrivare per primo. Il gesuita Francesco Rossi de Gasperis (in E’ risorto non è qui. Lectio sui vangeli della risurrezione, Pardes 2008) ci invita a non aver fretta di voler identificare subito questo discepolo con Giovanni. È un discepolo anonimo che ci ricorda che davanti alla risurrezione siamo tutti sulla stessa linea e ci arriva prima non chi è più titolato, ma chi ama di più.

Questo discepolo aspetta Pietro, entrambi vedono i segni, il sudario piegato, ma solo lui ‘crede’. E’ quell’intelligenza che deriva dall’amore, che sa collegare tutti i fili del modo di morire di Gesù. Nel suo modo di fare si è manifestata infatti una necessità, una sorta di teorema spirituale: “Gesù doveva risorgere dai morti” (Gv 20,9). Doveva risorgere perché nessuna delle armi con cui la morte e la paura ci dividono gli uni dagli altri gli hanno impedito di rimanere in comunione con tutti. È la nuova ed eterna alleanza siglata dal suo sangue e ratificata dal Padre con la risurrezione del Figlio.

Quel giorno dopo il sabato è veramente il primo di una nuova settimana, ha inaugurato un nuovo modo di fare, ha ridato senso a ogni esperienza, anche a ciò che tutti vorrebbero cancellare: i propri errori.