Si può cambiare?

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Nel vangelo di questa domenica Giovanni prosegue la sua attività di preparatore della venuta di Gesù. Le sue parole, se a un primo ascolto possono suonare di condanna, sono in realtà di bella notizia. Si dice infatti al termine del brano di oggi che “con molte altre esortazioni/consolazioni Giovanni evangelizzava il popolo” (Lc 3,18). A cosa li esortava? Ad avere fiducia nel cambiamento, a non rassegnarsi e invitava a fare dei gesti concreti che testimoniassero questa loro scelta. Giovanni infatti aveva intuito da buon profeta che solo le scelte che si traducono in azioni diventano efficaci. E questo capiscono i suoi ascoltatori che gli chiedono “Che cosa dobbiamo fare?” (Lc 3,10). Il fatto interessante è che questa domanda non se la pongono, propriamente parlando, coloro che noi riterremmo ‘i buoni’, ma coloro che più avevano il cuore indurito, come i pubblicani, che riscuotevano le tasse per conto dei romani, e i soldati che erano le forze di occupazione. Ciò a conferma che le parole di Giovanni dovevano suonare loro come delle belle notizie, perché solo una buona notizia può spingere al cambiamento.

Le indicazioni che dà loro Giovanni non sono volte a un generico ‘volemose bene’ ma vogliono cominciare a inscrivere nella loro storia dei segni di cambiamento. Per accogliere il grande evento che si sta avvicinando, l’incarnazione del Figlio, occorre infatti essere pronti alle novità. Come è possibile infatti che tutta la pienezza di Dio si sia come concentrata in un bambino? Perché come tutti i bambini deve stare nove mesi nel grembo di una donna se è il creatore del mondo, visto che in Lui tutte le cose sono state create? Cosa vuol dire che l’Onnipotente si consegna all’impotenza della carne umana, facendosi fragile e bisognoso di tutto, dalle poppate ai pannolini? Per entrare in questa logica occorre convertirsi, che prima di tutto significa cambiare modo di pensare (in greco metanoeite, cambiare il nous, il pensiero). E per cambiare il pensiero occorrono dei gesti concreti, altrimenti resta solo un pio desiderio. In fondo anche Babbo Natale ha bisogno della sua letterina… Gesù non entra come un bulldozer nelle vite degli uomini, prima vuole accertarsi che loro, ‘noi, lo vogliano. Per questo anche i piccoli gesti sono essenziali. Io sto alla porta e busso, ma se noi non apriamo, lui non butta giù la porta, per questo nascerà fuori dal paese, in mezzo agli outsider dell’epoca, i pastori.