Tutti per uno e uno in tutti

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Il vangelo di questa domenica ci parla del mistero centrale della fede cristiana: la santa Trinità. Il Dio in cui credono i cristiani è infatti uno e trino. Per molti una sorta di politeismo mascherato, per altri un’enigmatica definizione per rendere sempre più misteriosa la religione. Ma è possible che il centro della fede sia incomprensibile? È possibile che la rivelazione più importante resti oscura? Cosa significa allora che Dio è uno e trino?

In realtà a pensarci bene è una realtà semplice. Se dovessimo riassumere l’identità di Dio in pochissime parole, con la prima lettera di Giovanni, possiamo affermare che “Dio è amore” (1Gv 4,8). La Bibbia è sempre molto concreta e sa benissimo che l’amore sta più nei fatti che nelle parole. L’amore è infatti la piena dedizione per l’altro. Senza relazione tra soggetti diversi non può esservi amore. Quando invece esiste una relazione e questa è vissuta all’insegna della dedizione più assoluta, allora essa genera nuova vita. È così ad esempio per la coppia che, non a caso, è l’immagine più eloquente della Trinità.

Lui ama lei e lei ama lui in modo assoluto, concreto, quotidiano e questo amore è fecondo generando innazitutto la coppia stessa e parallelamente il figlio. Così Dio per amare ha ‘bisogno’ dell’altro, del Figlio, altrimenti sarebbe un monolite inaccessibile e solo, al massimo oggetto del desiderio altrui, ma incapace di amare in prima persona. La loro relazione d’amore è talmente intensa da far sì che da essi ‘proceda’ lo Spirito, ‘il terzo’, frutto e suggello della dedizione tra il Padre e il Figlio. Nella Trinità tutti sono per uno, per l’altro, e un’unica realtà è in tutti, ovvero l’amore, essenza pura della divinità che Gesù ci ha rivelato.

L’altro è talmente costitutivo nel critianesimo che è il motivo per cui i discepoli sono invitati ad andare in Galilea, per incontrare il risorto e per annunciarlo a tutti. La Galilea è la terra dove Gesù ha cominciarto la sua attività, dove ha incontrato e amato ogni genere di alterità: dagli impuri ai peccatori, da coloro che si ritenevano giusti, i farisei, alle truppe di occupazione, dalle donne ai bambini, le categorie che nessuno considerava degne di vera e piena consdierazione sociale… per matteo la Galiela è proprio la Galilea delle genti, dove vivono, diremmo oggi i ‘lontani’, non tanto in senso geografico, ma di collocazione interiore. Il risorto precede i discepoli di ogni epoca in mezzo a loro, ai lontani, da cui è necessario andare non per ‘portarvi Gesù, – Lui è già là! – ma per incontrarlo noi, risorto e vivo in mezzo a loro.

La missione non ha perso di urgenza e necessità perchè l’altro non sa la buona notizia che il Signore risorto lo considera un suo prediletto, spetta a noi dirglielo per scoprire insieme lo stile di colui che ha promesso di essere “con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,16-20)