Come recuperare i delusi

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La via per poter riconoscere il risorto è costituita da tre tappe che scandiscono molto nettamente il nostro testo e che possiamo ritrovare presenti anche negli altri testi della resurrezione.

Gesù prende per primo l’iniziativa: mentre i discepoli fuggono da Gerusalemme è lui che si fa loro compagno è lui che si affianca a loro. Il suo primo obiettivo, per così dire, è di far emergere con chiarezza tutto il loro scontento, tutta la loro delusione: se la malattia non viene evidenziata con precisione il medico non può curarla. Qui Luca, che sta parlando ai cristiani della terza generazione che non avevano conosciuto direttamente Gesù, dà una prima indicazione su un certo modo di pregare, di mettersi davanti al Signore: tirare fuori tutta la rabbia la delusione che Lui ci fa poiché è proprio a partire da lì che lo possiamo trovare, anzi è lui stesso che sta già operando per far emergere dal profondo del nostro cuore tutta la delusione che ci ha procurato. Per poter scoprire il vero volto di Dio occorre sempre ri-partire dalle false immagini di lui che continuamente si riformano nel nostro cuore e che la sua Parola vuole mettere a nudo. E’ questo il senso delle domande che Gesù pone ai due nel testo altrimenti prive di logica ( «che sono questi discorsi?…che cosa? » 23,17.19)

Gesù sa che essi non riescono a riconoscerlo perché sono accecati dal loro modo di vedere, dalle aspettative che si erano fatti sul come si sarebbe dovuta condurre tutta la sua vicenda. Egli ancora una volta non si scandalizza di questa incomprensione ma fornisce la chiave ‘didattica’ per affrontarla e risolverla. Ripartire dall’ascolto delle Scritture di Israele . E’ da lì che essi avrebbero dovuto, e che possono ora, attingere le categorie adeguate per interpretare la vicenda di Gesù e non dalle loro considerazioni.

Tale rieducazione che parte da Mosè e si dispiega fino ai profeti ha come oggetto centrale l’immagine di Dio e del suo agire che questi discepoli si erano fatti. Dio è diverso da come l’uomo se lo immagina. La tentazione di rinchiuderlo dentro uno schema prestabilito e programmato è sempre presente anche per i discepoli che, come in questo caso, non riescono più ad interpretare i fatti capitati a Gesù. Immagine di Dio ed immagine del messia che, come la Scrittura verso il suo termine aveva affermato, sarebbe stato un messia sofferente, un messia che vince nello scandalo della sofferenza (cf. i «canti del servo»:Is 42, 1-9;49, 1-6;50,4-9; 52, 13-53,12).

È questo il tema espresso nella formula doveva andare così, nel senso che la sofferenza non può essere saltata nemmeno dal messia, se la sua opera deve poi essere di utilità all’uomo che ne è schiavo.

E la memoria di questa realtà apre finalmente gli occhi, poiché fa capire ai due che l’amore è veramente più forte della morte e solo morendo in quel modo Gesù l’ha dimostrato pienamente.

Solo se ci rapportiamo a lui come ad una persona viva lo possiamo riconoscere. Accorgersi di questo è accorgersi della resurrezione di Gesù e cominciare a risorgere. Il testo, infatti, dice che i due si rialzarono (anastantes) usando uno dei due verbi usati per descrivere la resurrezione di Gesù (anistemi e egeiro), per fare ritorno a Gerusalemme, ora con il cuore pieno di gioia, poiché spinti dall’aver sperimentato che la morte non ha avuto l’ultima parola su Gesù e che quindi l’amore è veramente più forte.