Gelosie apostoliche

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Il vangelo di questa domenica ci mette in guardia da un sentimento che può essere altamente devastante: la gelosia. Tutti ricordiamo la fine di Otello. Lui, nero in una società razzista, si scopre innamorato ricambiato dalla bella Desdemona figlia di uno dei consiglieri del Doge di Venezia. Ma il suo luogotenente Jago invidioso della scelta fatta da Otello di promuovere un altro suo collaboratore, per vendicarsi, instilla nel cuore del Moro di Venezia il veleno del dubbio, della menzogna, terreno di coltura della gelosia che sarà fatale per entrambi.

Con le debite proporzioni anche i discepoli sono vittime di questo sentimento che proviamo di frequente anche noi: “Maestro abbiamo visto uno che scacciava demoni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva” (Mc 9,38). Come sottolinea il gesuita Silvano Fausti nel suo commentario al vangelo di Marco, il problema che i discepoli evidenziano è che questo ‘esorcista anonimo’ non è dei loro, non appartiene al gruppo degli autorizzati, è un libero battitore. Sono incapaci di leggere la situazione perché accecati dalla gelosia di perdere un presunto privilegio. Non sanno analizzare il modo e i frutti dell’operato dell’altro. Questi infatti scaccia i demoni “nel nome di Gesù” non nel suo o nel ‘loro’ come implicitamente vorrebbero i discepoli. Inoltre la sua attività ha successo. Per questo, Gesù, acutamente, afferma: “Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi” (Mc 9,39)

Subito dopo, per rafforzare questa posizione ricorda che anche un bicchier d’acqua dato nel suo nome non resterà senza ricompensa. È veramente straordinaria la libertà d’animo e di sguardo che Gesù ci insegna. Saper andare alla sostanza delle questioni, non fermarsi alle apparenze, alle dichiarazioni, ma osservare come si procede e i frutti che ne vengono da chiunque ciò venga fatto.

Si collega a questo atteggiamento anche il richiamo ad affrontare ciò che ci è di scandalo: “se la tua mano ti è motivo di scandalo tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nelle Geènna nel fuoco inestinguibile” (Mc 9,43)

Lo scandalo è ciò su cui si inciampa, è il laccio che impedisce di procedere quindi non è tanto, o solo, un comportamento morale riprovevole. È l’invito a rifocalizzare la meta, la vita eterna, il paradiso e quindi a prendere con decisione tutto ciò che già da ora ci mette in cammino verso la felicità piena e a rigettare con forza ciò che ce lo impedisce.