L’ultima avventura di Spiderman

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(Il vangelo con i più giovani tratto da D.Mazzoni – M. Tibaldi, L’Ispettore Furbs e altre storie)

Ad introdurci in questa dodicesima domenica dell’anno ordinario è un personaggio famoso, che ci aiuterà a cogliere uno dei tanti aspetti del Vangelo di oggi. Eccolo che si avvicina nel suo inconfondibile costume rosso e blu, ma sì, avete capito benissimo, è proprio lui: Spiderman o, come si dice da noi, l’Uomo ragno.

– Salve a tutti, sì, sono proprio io, l’Uomo ragno e voglio raccontarvi una straordinaria avventura che mi è capitata non molto tempo fa. Dovete sapere che ero in volo, beh, non certo con l’aeroplano, ma attraverso le liane fatte di ragnatele che grazie ai miei superpoteri posso produrre in grande quantità! Ma proseguiamo con la storia: dicevo che ero in volo di trasferimento in mezzo ai grattacieli di una grande città, tipo New York, anche se adesso il nome della città è poco importante. Mi stavo trasferendo da un pinnacolo ad un altro quando ho visto della gente ‘sospetta’ su di un tetto: sospetta perché in genere non c’è molta gente sopra i tetti dei grattacieli; la gente infatti sta nelle strade, nelle metropolitane, dentro i palazzi e negli uffici ma sopra, in genere, non c’è mai nessuno: questo gruppetto, invece, era seduto in cerchio e stava cantando. Allora mi sono avvicinato di nascosto, scivolando lungo il cornicione fino ad arrivare a pochi metri da loro e li ho ascoltati. Uno di loro diceva:

– Allora, amici, come ci ha insegnato il maestro non dobbiamo temere i nemici che vengono da fuori, ma quelli che vengono da dentro! – A sentire questa frase mi sono sporto un po’ troppo e uno di loro, un ragazzino giovane e svelto mi ha riconosciuto:

– Guardate, c’è anche l’Uomo ragno! – ha cominciato a gridare pieno di gioia; allora anch’io sono uscito dall’angolo in cui ero e mi sono unito a loro perché volevo capire il senso di quella frase.

– Che cosa significa non temete i nemici che vengono da fuori? – ho subito chiesto, perché, proseguii: Vedete, io non faccio altro che combattere questi personaggi cattivi come il malvagio Godren Gobelin! –

Quello che mi sembrava il capo del gruppo mi rispose:

– Vedi, caro Uomo ragno, quello che fai è ammirevole, perché in fondo lo fai per il bene di tutti. Però quel genere di nemico non è il più pericoloso, perché il vero nemico è quello che si annida dentro il cuore e può portare al peggiore dei mali: smettere di amare. E’ questo quello che ci ha insegnato il nostro Maestro che, anche di fronte al male, non si è lasciato incattivire ed ha sempre risposto al male con il bene. Se, infatti, per combattere i cattivi si diventa come loro dentro, la vittoria riportata è solo apparente. Se invece farai come ha fatto il nostro Maestro nulla più ti spaventerà veramente perché tutto diventerà un’occasione per amare. –

Quelle parole mi avevano profondamente colpito. Mentre stavo ancora cercando di capire tra me e me cosa volevano dire, mi accorsi che in quello strano gruppo c’erano molte altre persone che, come me, stavano riflettendo sulle parole ascoltate: c’era un manager di una grande azienda che, dall’alto dell’ultimo piano dove si trovavano i suoi uffici, aveva visto questa gente che cantava felice proprio sul tetto del grattacielo di fronte al suo e così, un po’ per curiosità un po’ perché ne sentiva il bisogno, era uscito per conoscerli… Ma c’era anche Sam il vecchio lavavetri di colore che, finalmente, si era deciso ad uscire dalla sua impalcatura, entro cui stava tutto il giorno su e giù per il grattacielo a pulirne i mille vetri… E come lui una piccola folla stava salendo le scale dell’ultima rampa per arrivare sul tetto: alcuni perché avevano visto dai loro appartamenti questa gente che, se fosse stata per strada, sarebbe stata confusa tra tutti; altri perché semplicemente tenendo le finestre aperte avevano sentito i canti di gioia provenire dal tetto… E allora capii, in quel momento, il senso di un’altra parola che avevo sentito prima, quando stavo nascosto dietro al cornicione: «quello che avete sentito all’orecchio non abbiate paura di annunciarlo sui tetti»