Una crisi da non sprecare

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Pensando a quale passo o periodo biblico possiamo riferirci per inquadrare alla luce della Parola di Dio il periodo che stiamo vivendo mi è venuto in mente il periodo dell’esilio di Israele in Babilonia. Ci sono molte analogie con il periodo attuale. Israele dal 587 al 538 è andato in esilio in Babilonia, il tempio è stato distrutto il popolo ha dovuto abbandonare le proprie case, le proprie abitudini, il lavoro… un po’ come noi in questi mesi in cui, soprattutto nei periodi più duri, siamo rimasti in esilio in casa, senza lavoro, scuola, liturgie.

Eppure anche in quel periodo anzi proprio nei periodi di crisi il Signore scatena tutta la sua capacità di volgere il male in bene. Uno sguardo alle buone notizie che Israele ha capito in quel periodo ci può aiutare a vedere anche noi le buone notizie che il Signore ci vuol far vivere in questo periodo.

Israele ha compreso che poteva pregare Dio anche senza il tempio, i sacrifici rituali, il culto, e soprattutto che la circoncisione che conta è quella del cuore, che l si può trovare e vivere anche lontano dalla terra promessa. In questo periodo Israele ha messo in ordine le tradizioni che poi sono confluite nella bibbia che conosciamo. Insomma Israele ha fatto un balzo in avanti nella conoscenza del Signore e nel modo di vivere la propria fede. Sul momento sembra di vedere solo il negativo e il dolore per le perdite ma con uno sguardo più profondo si possono osservare i nuovi cambiamenti. È questo quello che siamo invitati a fare anche noi in questo periodo. Forse riassumendo in un punto, si può dire che come Israele ha capito che ciò che conta è il cuore l’interiorità, così anche noi siamo portati a riscoprire la gioia dell’essere più che del fare, la presenza degli uni per gli altri, pur con tutte le fatiche anche che questo ha comportato rispetto ai tanti ruoli che ciascun di noi ricopre.

Da ultimo, l’esilio è stato un periodo di grandi profeti. Ne cito i principali: uno è Geremia che ai deportati in Babilonia dice che il Signore realizzerà la promessa di ridare la terra al suo popolo, però la cosa non sarà immediata, contro di lui si scagliano altri profeti non mandati dal Signore che invece prefiguravano un ritorno celere e ottimistico alla condizione di prima. Anche nei nostri tempi può risuonare questa promessa del ritorno, che però non potrà essere a come eravamo prima e non sarà neanche breve, o di un facile ottimismo all’insegna del semplice “andrà tutto bene”, perché occorre ascoltare il cuore, i tempi di maturazione dell’interiorità; la storia non va mai a finire bene se gli uomini non vogliono farla andare bene.

Geremia per le sue profezie è stato perseguitato è stato messo in prigione (Ger 37,11-16), come anche il medico, Li Wenliang che per primo ha isolato il virus. Il Signore non ci ha asciato senza profeti il problema è riconoscerli e ascoltarli, per questo ci serve la Parola che ci offre i criteri. Isaia che annuncia il ritorno perché Dio è fedele al suo popolo come è fedele alla sua creazione. La natura, molto riscoperta in questo periodo di chiusure forzate, anche nei suoi aspetti più semplici come una passeggiata nei giardini o nei parchi sotto casa, è la prova della fedeltà di Dio che così come tiene in piedi al terra saprà ricostruire il suo popolo.

C’è poi in Isaia anche una figura in cui si possono identificare i tanti che hanno sofferto in questo periodo: il servo di YHWH, probabilmente un profeta che ha annunciato il ritorno ed è stato per questo ingiustamente processato e messo a morte, anche se era lui ad avere ragione (Is 53). Gesù si è identificato in questo servo (Mc 8,31;10,45) per essere vicino a tutte le persone che soffrono ingiustamente per dire che quel loro dolore apparentemente inutile lui lo saprà trasformare in risurrezione per loro e per gli uomini. Vorrei chiudere con una bella immagine che troviamo nel profeta Ezechiele (Ez 37), anch’esso vissuto nel periodo dell’esilio: Israele è come una distesa di ossa aride su cui i Signore fa scender il suo spirito perché ritornino a vivere . Questo è anche l’augurio, che è una certezza per noi, che il Signore vuol far rivivere di nuovo tutte le nostre aridità, le nostra ossa morte perché la vita possa scorrere con rinnovata energia.