Continua anche questa domenica il lungo discorso di Gesù che esemplifica le beatitudini. Egli utilizza molti esempi diversi, il cieco che guida un altro cieco, la pagliuzza nell’occhio, l’albero che dà frutto, per dire che è dal cuore dell’uomo che vengono tutte le scelte, esso è come una cassaforte che contiene un tesoro prezioso, il centro della nostra persona. Da esso possono uscire cose buone o cose cattive, il problema, come dice Gesù nel Vangelo, è a cosa scegliamo di dare spazio nel nostro cuore, se a sentimenti buoni che ci fanno essere come un albero che dà frutti gustosi, o a sentimenti negativi che ci isteriliscono come pungenti arbusti. Dall’esterno della persona si vede il cuore, anche un bambino sa riconoscere com’è il cuore di un proprio compagno dai suoi comportamenti. Il problema è che tante volte sembra più semplice ascoltare i sentimenti negativi: odio, rivalsa, violenza, sopraffazione, che quelli positivi di affetto, amicizia, disponibilità, perdono. Ma i sentimenti negativi, di critica o di odio verso chi ci sta intorno, oltre che all’altro fanno per primi male a noi stessi perché ci mettono in una situazione come quella di un cieco, cioè al buio, privi di luce, e arrabbiati. Gesù è venuto a dare la vista a chi è cieco, a farci accorgere di come siamo molto più inclini a seguire il male che il bene nelle nostre azioni, vuole guarirci dalle inclinazioni negative che ci sono nel nostro cuore per riempirlo solamente di sentimenti positivi di misericordia e di perdono. Se Gesù mi ama, lo scrigno del mio cuore potrà fare il pieno di sentimenti di gioia e gratitudine. Allora, nonostante mi sia più facile fare il male che il bene, mi sentirò molto più disponibile e comprensivo verso l’amico che ha sbagliato, non sentirò più il bisogno di criticare ma di essere comprensivo verso gli altri, perché qualcuno lo è nei miei confronti. Solo in questo modo potrò spezzare la catena delle critiche e dell’inimicizia che c’è tra gli uomini, e costruire invece la catena dell’amicizia e della solidarietà.



