Uno su dieci

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Il vangelo di questa domenica ci mette di fronte al mistero dell’ingratitudine. Ti sarà capitato, forse più di una volta, di avere fatto un grosso piacere a qualcuno in modo del tutto disinteressato e per te magari anche costoso e di non riceverne in cambio nulla, nemmeno un flebile grazie. È questa l’esperienza che ha vissuto anche Gesù che si stupisce e osserva che solo uno dei dieci lebbrosi guariti è tornato indietro a ringraziarlo, tra l’altro un samaritano, un irregolare agli occhi del giudeo. Oggi, forse, diremmo un lontano, o una persona che vive una situazione ’irregolare’. Solo questi torna da Gesù per ringraziarlo: uno su dieci. Noi in questi casi ci rimaniamo male perché a volte la nostra gratuità non è del tutto perfetta come quella di Gesù. E allora perché anche lui resta sorpreso e dispiaciuto? La risposata si trova nell’ultimo versetto che viene detto al samaritano ’’alzati e va’ la tua fede ti ha salvato’’ (Lc 17,19). Gesù ci resta male perché come tutti si aspetta di avere delle relazioni umane con i suoi interlocutori, ma sopratutto, perché sa che solo tornando da lui si può scoprire il vero segreto della guarigione: non una pozione magica o un intervento straordinario di Gesù ma la fede del malato. È la fiducia nella relazione con Gesù che salva dalla lebbra, quella del corpo in questo caso ma sopratutto quella dalla vera lebbra che consuma e corrode ben più di quella già terribile del corpo, la lebbra del proprio male, dei propri errori, di tutto ciò di cui ci vergognamo. Questo samaritano ha capito che Gesù è lì per lui e nello stare con lui c’è la guarigione piena. Si è fidato di Gesù ed è stato guarito, gli altri hanno visto un segno ma non hanno capito; sono un po’ come gli stolti descritti dal noto proverbio cinese “quando il dito indica la luna l’imbecille guarda il dito”…