Attenti a quei due

0
379

Nel vangelo di questa domenica si parla dell’invio in missione dei discepoli “a due a due” (Mc 6,7). La prima buona notizia è che Gesù non è geloso delle sue prerogative. I discepoli non sono una specie di corte di adulatori o di suoi segretari, ma amici che condividono in pieno la missione del maestro. E questi non è geloso dei suoi ‘prodigiosi segreti’, ma li condivide con loro – “in privato ai suoi discepoli spiegava ogni cosa” (Mc 4,34) -, affinché ora loro lo vadano ad annunciare a tutti.

Perché li manda a due a due e non singolarmente?

Ragionando in un ottica economica sarebbe più funzionale inviarli separatamente, così si raggiungerebbero dodici località anziché sei… ma Gesù ha in mente un altro tipo di missione. I discepoli dovranno essere in grado di far veder già dal modo di comportarsi tra di loro la qualità del messaggio che intendono annunciare. Devono cioè far vedere immediatamente a tutti che hanno sconfitto i demoni che vogliono scacciare negli altri: il demone della rivalità, della gelosia, del voler apparire superiore all’altro, del non voler prendere il secondo posto… La storia dell’uomo è cominciata con una frattura nella coppia: Adamo ed Eva, Caino e Abele, Giacobbe ed Esaù. La nuova creazione instaurata dal nuovo Adamo, Gesù, ricostruisce le relazioni infrante.

Cosa bisogna avere per essere un annunciare efficace, capace di scacciare gli spiriti impuri, di guarire gli ammalati, di proclamare la conversione?

La risposta è molto semplice: niente. Noi, con la sindrome dell’esperto, pensiamo che occorrano doti particolari, lunghi training formativi, ausili di varia natura, doni da portare. Gesù ordina invece di non portare nulla, come dire: vai bene così, se solo lo vuoi veramente. Se sei uno dei dodici, uno che ha scoperto che Gesù ti vuole come amico e collaboratore. Dodici non vuol dire pochi nella Bibbia ma vuol dire tutti (le dodici tribù di Israele, le dodici porte della Gerusalemme celeste…). È la chiamata che Gesù offre a tutti, perché “la messe è molta e gli operai sono pochi”.

Capiranno?

Alcuni sì altri no, anche se si va a portare la guarigione più importante. La guarigione del cuore delle proprie ferite, del proprio passato.

La ricompensa?

Il bene si alimenta da sé: annunciare la buona notizia guarisce prima di tutto l’annunciatore e gli fa sperimentare, spesso in modo stupefacente, l’ospitalità e la forza della gratuità.