Commento al vangelo della domenica (quaresima V): Gesù e l’adultera

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M.I. Rupnik, Gesù e l’adultera

Nel vangelo di questa domenica Gesù incontra l’adultera. Proviamo ad osservare la storia da vicino immaginando di essere noi gli attori di questo episodio.«Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio» (Gv 8,3). Cerchiamo di entrare nella situazione di questa donna, di calarci nei suoi panni. È stata sorpresa in flagrante adulterio, a letto con un uomo che non è suo marito. Non è una prostituta, quindi questa azione deve avere dietro una storia, una sua scelta. Cosa l’avrà indotta a infrangere un comandamento della legge ebraica che fin da piccola sapeva che sarebbe stato punito con la morte? Come mai questa donna arriva a tradire?

Probabilmente perché dietro ad ogni tradimento c’è sempre un fallimento, una delusione, un senso profondo di vuoto. Forse il marito la trascurava, o l’aveva a sua volta tradita, oppure lei si era stancata della monotonia del tran tran quotidiano. Sta di fatto che questa donna, per uno o per più di uno di questi motivi, decide di rischiare, decide di ritentare la carta della felicità, provando con un altro uomo. La scelta è rischiosa, però anche la posta in gioco lo è: la sua felicità.

«e postala nel mezzo» (Gv 8, 3): l’adultera è davanti agli occhi di tutti, probabilmente è vestita malamente (poco vestita), i capelli arruffati, è stata trascinata dal letto alla piazza:

cosa sta/i provando in questo momento?

Probabilmente un misto di sentimenti… vergogna, paura (del giudizio, del dolore della figuraccia…), molta rabbia verso se stessa (“mi hanno scoperta, sono la solita incapace…”), verso gli altri (“ma cosa vogliono tutti… cosa ho fatto di male?… cosa ne sanno loro della mia vicenda?… sto solo cercando di essere un po’ più felice”) e forse, senza dirlo esplicitamente, rabbia anche verso Dio (“non è forse lui che ha dato questa legge al popolo? Una legge dura che non tiene conto delle eccezioni, che non guarda in faccia a nessuno…”)

«gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè nella legge ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici? Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo» (Gv 8, 4-6)

Oltre a quanto visto, l’adultera si sente ora usata per un gioco più grande di lei. Quelli che l’hanno scoperta, infatti, prima di portarla al luogo della lapidazione la vogliono far vedere a quel certo Gesù di cui aveva sentito vagamente parlare, come tutti a Gerusalemme in quegli anni, per incastrarlo. Ancora una volta usata dagli uomini…

La domanda degli scribi è molto forte: Gesù sembra essere messo alle strette. Se dice infatti che è giusta la legge di Mosè dà pienamente ragione ai suoi accusatori, e allora viene meno la sua novità. Se è allineato con gli scribi e i farisei perché non si unisce a loro? Altrimenti rischia di essere accusato di essere un falso profeta, un libero battitore. Se invece dice che la legge di Mosè non è più valida è un bestemmiatore, perché si mette contro la Legge di Dio. In entrambi i casi merita la morte! Il contesto ci fa vedere che anche per Gesù la risposta è molto impegnativa, non è una semplice discussione tra studiosi…

«Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra» (Gv 8, 6)

Gesù risponde in primo luogo con un gesto: alla violenza delle parole risponde con un gesto mite, si china, non gonfia il petto per rispondere sullo stesso tono. Per alcuni commentatori antichi Gesù comincia a scrivere sulla polvere i peccati di quelli che erano lì presenti. Però anche senza scomodare questa ipotesi la sua risposta è altamente efficace

«E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.» (Gv 8, 7-9)

Come mai alle parole di Gesù se ne vanno tutti cominciando dai più anziani?

Gesù non intende rimproverarli moralisticamente, ma intende farli riflettere. Non nega validità alla legge, anzi vuole proprio sottolineare i problemi connessi alla sua applicazione. Se loro infatti ora si ergono a giudici di questa donna e la condannano a morte, sono sicuri di non poter poi a loro volta essere accusati per un’altra infrazione punibile sempre con la morte? Davanti a questo esame di coscienza tutti, a cominciare dai più vecchi che hanno accumulato più esperienze, lasciarono le pietre e se ne andarono. Sono rimasti convinti dal semplice ma efficace ragionamento di Gesù: chi si può salvare dall’applicazione rigorosa della Legge?

«Rimase solo con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna dove sono? Nessuno ti ha condannata?” Ed essa rispose: “Nessuno Signore”» (Gv 8,10)

Cosa avrà/i provato l’adultera in questi istanti nell’ascoltare la risposta di Gesù e nel vedere i suoi accusatori deporre le pietre e andare via?

Certamente gioia stupore, euforia, la vita ritorna a scorrere e le viene restituita da questo sconosciuto che si è interessato di lei… anche rischiando la sua vita

Gesù vuole attirare l’attenzione della donna sul fatto che nessuno l’ha condannata. L’unico che è lì presente con lei è lui, e quindi sta implicitamente dicendo che l’unico che potrebbe farlo, l’unico vero giudice è lui stesso…

«E Gesù le disse: “ Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più» (Gv 8,11)

Perché Gesù la manda via? È un gesto di rifiuto? No, anzi al contrario, è un gesto di definitiva accoglienza, poiché sta a significare che Gesù non vuole nulla in cambio. Non vuole che questa donna diventi sua discepola per forza, spinta dal desiderio di contraccambiare al suo bel gesto. Ovviamente non le impedisce di diventarlo, se questo fosse un suo vero desiderio, ma non lo pretende come ricompensa. Quando si riceve un gesto di gratuità inaspettata si fa infatti molta fatica ad accettarlo senza contraccambiare, cioè senza cercare in un qualche modo di meritarselo. Gesù invece sottolinea che il suo gesto è senza secondi fini e quindi questa donna può andare. Però la vuole anche far riflettere sulla sua situazione per questo le dice di non peccare più

La risposta di Gesù non è da intendere come una sorta di giustificazione o di minimizzazione del suo gesto. Gesù ha chiaro il fatto che questa donna ha commesso un peccato, però per lui il peccato non è prima di tutto una trasgressione ad una regola, ma ciò che avvelena la vita e la rende triste e vuota. Per questo le dice di non peccare più. Non è un invito moralistico a ‘fare la brava’ ma l’invito a cercare la vita vera, a cercare una vita che sia piena di felicità. Gesù cioè, in altre parole, riconferma il fatto che l’infrazione della legge merita la morte, nel senso però che la legge semplicemente la mette in evidenza.

Stando alla nostra storia questo si vede particolarmente bene. Infatti non ci siamo ancora soffermati su un particolare fondamentale: dov’è l’amante che era a letto con l’adultera? Perché non è stato lì con lei a difenderla o anche solo a morire con lei?

È fuggito perché forse non l’amava veramente o non al punto da morire per lei. Come ci sarà rimasta l’adultera nel vederlo fuggire? Non avrà pensato all’ennesimo fallimento? Forse si sarà detta: “ne valeva la pena?”

La legge infatti aiuta a scegliere, a rimanere in una certa direzione anche quando tutto sembra dire il contrario. Dice il salmo 119 che la legge è “lampada ai miei passi”, diviene cioè una luce capace di orientare il cammino nel momento del buio per non inciampare e cadere.

E gli accusatori?

C’è una sorta di finale a sorpresa in questo brano poiché, alla fine del capitolo, l’evangelista nota che ora ci sono alcuni che vogliono tirare le pietre a Gesù (Gv 8,59). Applicato al nostro brano questo finale ha una sua logica ben precisa. Cosa avranno pensato gli accusatori dell’adultera una volta lasciato Gesù: avranno cominciato a riflettere sul paragone che Gesù aveva fatto. Loro ‘i puri’ erano stati paragonati all’adultera, alla pubblica peccatrice! Questo paragone che, davanti a Gesù, era così convincente tanto da farli desistere dal loro proposito, una volta che lo si rimedita davanti alla propria immagine ideale diventa insostenibile e colui che ha osato farlo….deve essere punito. Per questo ritornano sui loro passi con l’intenzione di colpire Gesù.

Possiamo infine vedere l’assurdità della situazione. Gesù ha di fatto salvato anche loro con il suo discorso, poiché ha impedito che si ritorcesse su di loro a boomerang l’applicazione rigorosa della legge e questi ora lo vogliono uccidere. È l’assurdità in cui il peccato, secondo la Scrittura, getta l’uomo al punto di voler far fuori l’unico che ha l’antidoto per curarlo.

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Nel vangelo di questa domenica Gesù incontra l’adultera. Proviamo ad osservare la storia da vicino immaginando di essere noi gli attori di questo episodio.«Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio» (Gv 8,3). Cerchiamo di entrare nella situazione di questa donna, di calarci nei suoi panni. È stata sorpresa in flagrante adulterio, a letto con un uomo che non è suo marito. Non è una prostituta, quindi questa azione deve avere dietro una storia, una sua scelta. Cosa l’avrà indotta a infrangere un comandamento della legge ebraica che fin da piccola sapeva che sarebbe stato punito con la morte? Come mai questa donna arriva a tradire?

Probabilmente perché dietro ad ogni tradimento c’è sempre un fallimento, una delusione, un senso profondo di vuoto. Forse il marito la trascurava, o l’aveva a sua volta tradita, oppure lei si era stancata della monotonia del tran tran quotidiano. Sta di fatto che questa donna, per uno o per più di uno di questi motivi, decide di rischiare, decide di ritentare la carta della felicità, provando con un altro uomo. La scelta è rischiosa, però anche la posta in gioco lo è: la sua felicità.

«e postala nel mezzo» (Gv 8, 3): l’adultera è davanti agli occhi di tutti, probabilmente è vestita malamente (poco vestita), i capelli arruffati, è stata trascinata dal letto alla piazza:

cosa sta/i provando in questo momento?

Probabilmente un misto di sentimenti… vergogna, paura (del giudizio, del dolore della figuraccia…), molta rabbia verso se stessa (“mi hanno scoperta, sono la solita incapace…”), verso gli altri (“ma cosa vogliono tutti… cosa ho fatto di male?… cosa ne sanno loro della mia vicenda?… sto solo cercando di essere un po’ più felice”) e forse, senza dirlo esplicitamente, rabbia anche verso Dio (“non è forse lui che ha dato questa legge al popolo? Una legge dura che non tiene conto delle eccezioni, che non guarda in faccia a nessuno…”)

«gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè nella legge ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici? Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo» (Gv 8, 4-6)

Oltre a quanto visto, l’adultera si sente ora usata per un gioco più grande di lei. Quelli che l’hanno scoperta, infatti, prima di portarla al luogo della lapidazione la vogliono far vedere a quel certo Gesù di cui aveva sentito vagamente parlare, come tutti a Gerusalemme in quegli anni, per incastrarlo. Ancora una volta usata dagli uomini…

La domanda degli scribi è molto forte: Gesù sembra essere messo alle strette. Se dice infatti che è giusta la legge di Mosè dà pienamente ragione ai suoi accusatori, e allora viene meno la sua novità. Se è allineato con gli scribi e i farisei perché non si unisce a loro? Altrimenti rischia di essere accusato di essere un falso profeta, un libero battitore. Se invece dice che la legge di Mosè non è più valida è un bestemmiatore, perché si mette contro la Legge di Dio. In entrambi i casi merita la morte! Il contesto ci fa vedere che anche per Gesù la risposta è molto impegnativa, non è una semplice discussione tra studiosi…

«Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra» (Gv 8, 6)

Gesù risponde in primo luogo con un gesto: alla violenza delle parole risponde con un gesto mite, si china, non gonfia il petto per rispondere sullo stesso tono. Per alcuni commentatori antichi Gesù comincia a scrivere sulla polvere i peccati di quelli che erano lì presenti. Però anche senza scomodare questa ipotesi la sua risposta è altamente efficace

«E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». E chinatosi di nuovo scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.» (Gv 8, 7-9)

Come mai alle parole di Gesù se ne vanno tutti cominciando dai più anziani?

Gesù non intende rimproverarli moralisticamente, ma intende farli riflettere. Non nega validità alla legge, anzi vuole proprio sottolineare i problemi connessi alla sua applicazione. Se loro infatti ora si ergono a giudici di questa donna e la condannano a morte, sono sicuri di non poter poi a loro volta essere accusati per un’altra infrazione punibile sempre con la morte? Davanti a questo esame di coscienza tutti, a cominciare dai più vecchi che hanno accumulato più esperienze, lasciarono le pietre e se ne andarono. Sono rimasti convinti dal semplice ma efficace ragionamento di Gesù: chi si può salvare dall’applicazione rigorosa della Legge?

«Rimase solo con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna dove sono? Nessuno ti ha condannata?” Ed essa rispose: “Nessuno Signore”» (Gv 8,10)

Cosa avrà/i provato l’adultera in questi istanti nell’ascoltare la risposta di Gesù e nel vedere i suoi accusatori deporre le pietre e andare via?

Certamente gioia stupore, euforia, la vita ritorna a scorrere e le viene restituita da questo sconosciuto che si è interessato di lei… anche rischiando la sua vita

Gesù vuole attirare l’attenzione della donna sul fatto che nessuno l’ha condannata. L’unico che è lì presente con lei è lui, e quindi sta implicitamente dicendo che l’unico che potrebbe farlo, l’unico vero giudice è lui stesso…

«E Gesù le disse: “ Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più» (Gv 8,11)

Perché Gesù la manda via? È un gesto di rifiuto? No, anzi al contrario, è un gesto di definitiva accoglienza, poiché sta a significare che Gesù non vuole nulla in cambio. Non vuole che questa donna diventi sua discepola per forza, spinta dal desiderio di contraccambiare al suo bel gesto. Ovviamente non le impedisce di diventarlo, se questo fosse un suo vero desiderio, ma non lo pretende come ricompensa. Quando si riceve un gesto di gratuità inaspettata si fa infatti molta fatica ad accettarlo senza contraccambiare, cioè senza cercare in un qualche modo di meritarselo. Gesù invece sottolinea che il suo gesto è senza secondi fini e quindi questa donna può andare. Però la vuole anche far riflettere sulla sua situazione per questo le dice di non peccare più

La risposta di Gesù non è da intendere come una sorta di giustificazione o di minimizzazione del suo gesto. Gesù ha chiaro il fatto che questa donna ha commesso un peccato, però per lui il peccato non è prima di tutto una trasgressione ad una regola, ma ciò che avvelena la vita e la rende triste e vuota. Per questo le dice di non peccare più. Non è un invito moralistico a ‘fare la brava’ ma l’invito a cercare la vita vera, a cercare una vita che sia piena di felicità. Gesù cioè, in altre parole, riconferma il fatto che l’infrazione della legge merita la morte, nel senso però che la legge semplicemente la mette in evidenza.

Stando alla nostra storia questo si vede particolarmente bene. Infatti non ci siamo ancora soffermati su un particolare fondamentale: dov’è l’amante che era a letto con l’adultera? Perché non è stato lì con lei a difenderla o anche solo a morire con lei?

È fuggito perché forse non l’amava veramente o non al punto da morire per lei. Come ci sarà rimasta l’adultera nel vederlo fuggire? Non avrà pensato all’ennesimo fallimento? Forse si sarà detta: “ne valeva la pena?”

La legge infatti aiuta a scegliere, a rimanere in una certa direzione anche quando tutto sembra dire il contrario. Dice il salmo 119 che la legge è “lampada ai miei passi”, diviene cioè una luce capace di orientare il cammino nel momento del buio per non inciampare e cadere.

E gli accusatori?

C’è una sorta di finale a sorpresa in questo brano poiché, alla fine del capitolo, l’evangelista nota che ora ci sono alcuni che vogliono tirare le pietre a Gesù (Gv 8,59). Applicato al nostro brano questo finale ha una sua logica ben precisa. Cosa avranno pensato gli accusatori dell’adultera una volta lasciato Gesù: avranno cominciato a riflettere sul paragone che Gesù aveva fatto. Loro ‘i puri’ erano stati paragonati all’adultera, alla pubblica peccatrice! Questo paragone che, davanti a Gesù, era così convincente tanto da farli desistere dal loro proposito, una volta che lo si rimedita davanti alla propria immagine ideale diventa insostenibile e colui che ha osato farlo….deve essere punito. Per questo ritornano sui loro passi con l’intenzione di colpire Gesù.

Possiamo infine vedere l’assurdità della situazione. Gesù ha di fatto salvato anche loro con il suo discorso, poiché ha impedito che si ritorcesse su di loro a boomerang l’applicazione rigorosa della legge e questi ora lo vogliono uccidere. È l’assurdità in cui il peccato, secondo la Scrittura, getta l’uomo al punto di voler far fuori l’unico che ha l’antidoto per curarlo.