Gesù vuole dei collaboratori

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Nel vangelo di questa domenica Luca ci ha tramandato quella che era una delle principali catechesi sulla chiamata nella comunità primitiva: essa quindi può essere letta come prototipo per tutte le chiamate degli altri apostoli e di ogni cristiano.

Gesù ha un’attenzione particolare per Simone e i suoi soci: li invita a calare nuovamente le reti dopo aver nuovamente preso il largo. Gesù per così dire si intromette nel loro lavoro, vuole dare un segno che entra direttamente nel luogo delle loro fatiche e dei loro fallimenti quotidiani. Dice il gesuita Silvano Fausti: “Quella stessa notte non avevano preso nulla. Per un pescatore non pescare è “il” fallimento. Ne va della sua identità. È come per l’uomo non essere uomo. L’ordine di Gesù, rivolto a dei pescatori di professione, appare un po’ offensivo, oltre che insensato: non conoscono bene il loro mestiere e non è forse di notte che si pesca? Dovranno comprendere che non è per forza e per volontà propria che agiscono, e che l’azione è fruttuosa proprio di giorno, perché obbediscono al sole che è sorto per rischiarare coloro che prima erano nelle tenebre e nell’ora di morte (Lc 1,78 s.)” .

La parola che avevano ascoltato era degna di fiducia al punto di affidarsi a lei per compiere delle azioni apparentemente insensate. La Parola di Gesù scalda il cuore, consola, dà speranza, offre motivi di credibilità sì che seguirlo non è un atto irrazionale o immotivato, anche se ha sempre un lato scoperto di incertezza, garanzia di libertà. Dar credito alla Parola provoca abbondanza, gioia, senso di pienezza e di realizzazione, in una parola vita piena.

Davanti alla manifestazione della vitalità della Parola di Gesù Pietro scopre il suo peccato, anche se questa percezione è ancora imperfetta in quanto genera il desiderio di allontanarsi da Gesù e non di unirsi strettamente a lui. Prevale ancora il senso di colpa per la propria inadeguatezza, sulla gioia per aver trovato uno che ama anche i peccatori. Pietro avrà bisogno ancora di un lungo cammino prima di lasciarsi amare veramente per quello che è. Gesù non pone solo un segno nella vita di questi uomini, ma rivolge loro una proposta ed un invito personali di coinvolgersi direttamente al suo fianco nella missione di «diventare pescatori di uomini», per calare con lui le reti della predicazione apostolica che, come dice Sant’Ambrogio, «non fanno morire chi vi è preso, ma lo conservano in vita, lo traggono dagli abissi alla luce e dal profondo conducono alla superficie chi vi era sommerso».

Il progetto di Gesù è dunque affascinante e coinvolgente al tempo stesso, è un progetto che riguarda la vita intera (Gv 10,10). Alla luce della parola e della persona di Gesù che li invita, dei segni che hanno visto, delle aspettative che ciascuno di loro aveva nel cuore, alla fine essi si decidono e «lasciate le reti lo seguirono».