Il sospiro di Gesù

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Nel vangelo di questa domenica Gesù guarisce un uomo sordo muto, passando per Sidone in piena Decapoli. Nella simbologia evangelica queste terre, che si trovano nel lato orientale del Lago di Galilea rappresentano il mondo pagano. Queste figure di uomini sono dunque dei riassunti, per così dire, della situazione in cui si trova il mondo pagano che non conosce il Dio di Abramo di Isacco di Giacobbe né tanto meno Gesù. Questo uomo è ridotto in una condizione subumana. Come per l’indemoniato di Gerasa che viveva in questa regione ed era costretto a vivere nei cimiteri a contato con la morte e con la propria rabbia autolesionista, così questo uomo sordo e muto o meglio ‘farfugliante’ è un uomo incapace di ascoltare e quindi di parlare. Cosa ci vuol dire il testo?

Vuol dire che il pagano, un po’ ciascuno di noi, diventa gli idoli che adora. Ora il mondo pagano per definizione si affida a ‘divinità’ che hanno occhi ma non vedono, hanno orecchi ma non odono, per queste chi le adora diventa inevitabilmente come loro. Pensiamo ai tanti idoli del nostro tempo, dagli eroi virtuali della televisione, ai tanti beni, più o meno rifugio, a cui ci aggrappiamo per cercare di tenere lontana l’ansia per la vita… Tutti questi beni ci promettono felicità ma non la danno non la possono dare perché non sono vivi.

Davanti a questo uomo incapace di ascoltare e quindi dire cose sensate Gesù sbuffa “guardando verso il cielo, emise un sospiro” (Mc 7,34), sospira , geme. Un po’ sbuffa perché sa come, direbbe San Paolo, che anche i pagani sono inescusabili perché, pur non conoscendo direttamente Dio, tramite la ragione, possono, argomentando a partire dal creato, raggiungere il creatore; sbuffa poi perché è stanco di vedere uomini così snaturati e infine sbuffa, o meglio geme, perché sa che liberare questi uomini gli costerà caro. Il suo ‘sbuffare’ è qui un’anticipazione del grido che emetterà sulla croce e dello spirito che sempre da lui uscirà.

Come guarisce il sordomuto?

Innanzitutto portandolo in disparte “lo prese in disparte, lontano dalla folla” (Mc 7,33). Per essere guariti occorre uscire dalla folla, dal ciò che pensano tutti, da quello che tutti fanno, a cominciare dal rumore e dalla chiacchera. Come Abramo ha dovuto lasciare la casa di suo padre, e come il popolo è dovuto uscire dall’Egitto, la terra della confusione, così il sordomuto deve uscire dalla folla mettersi in silenzio a tu per tu con Gesù.

Il secondo gesto è un gesto di ricreazione: “gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la punta della lingua”. Come un artista che modella la creta così Gesù, riprendendo il gesto del Padre, crea nuovamente questo uomo. La sua parole e la sua presenza ci rendono nuove creature. La prima conseguenza è che ora questo uomo ci sente e “parla correttamente”. Può finalmente dire l’unica cosa di cui c’è bisogno: annunciare la buona notizia di Gesù, la sua capacità di liberarci da ciò che è inautentico per darci una vita piena.

Veramente “ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e parlare i muti!” (Mc 7,37)