Lo Spirito amico dell’uomo

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Nella solennità della Pentecoste si ricorda la discesa dello Spirito sui discepoli. Il vangelo ci descrive la terza persona della Trinità come il testimone: “Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà trestimonianza” (Gv 16,27). La nostra coscienza è una sorta di tribunale che deve decidere di chi fidarsi e di chi no. Il processo ha come oggetto la nostra vita, quali strade prendere, su cosa o chi fare leva. Per questo ci sono dei testimoni, il giudice, l’avvocato della difesa e quello dell’accusa. Il primo testimone è lo spirito di Dio.

Ma chi è lo Spirito?

Lo Spirito, nell’immaginario comune, è considerato come una realtà evanescente, immateriale, spirituale, appunto. In realtà lo spirito è concretissimo. È lui infatti che ispira le azioni belle, che attira a compiere il bene, che spinge all’armonia, a trovare la scelta giusta nel concreto della nostra vita, sia che si tratti di scegliere ‘cosa fare da grandi’, un compagno per la vita, il lavoro o anche solo se cambiare casa.

Lo Spirito è anche colui che si prende cura di noi quando sbagliamo. Uno dei nomi dello spirito è paracleto, letteralmente ‘colui che si curva sopra’; non a caso con questo termine si descrive anche la professione dell’avvocato, il difensore. È Lui che si prende cura di noi per difenderci dalle accuse e sopratutto dalle punizioni che noi stessi ci imponiamo quando sbagliamo. Il dibattimento interiore è qui particolarmente duro perchè si svolge contro l’avvocato del diavolo, l’accusatore. Il nemico dell’uomo infatti, satana, il diavolo, viene presetanto nella Scrittura anche come l’avvocato dell’accusa (Ap 12,10) perchè la sua attività consiste prima nel persuaderci a fare il male e poi, una volta fatto, ad accusarci di averlo fatto e a instillare le peggiori punizioni. La sua arma preferita è il senso di colpa, con il conseguente bisogno di espiazione che esso genera.

Lo Spirito invece vuole consolare l’uomo e ricordarci la verità fondamentale: che Gesù è morto per noi, che ci ha amato così come siamo e che se c’è una cosa che vuole evitare è proprio che ci autopuniamo. Il male fatto ha già in sè il suo salario e il medico non è venuto per aggiungere male a a male, ma per guarire e sanare le ferite.