Ci si può fidare di Dio?

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Il vangelo di questa terza domenica di quaresima ci mette di fronte ad un interrogativo inquietante: Dio è giusto? Perché se lo è allora, come mai muoiono i suoi, come i Galilei che Pilato ha trucidato nel tempio e coloro che fanno il male sembrano stare sempre meglio? E come mai crollano le torri come quella di Sìloe citata nel vangelo di oggi e le sue pietre cadono indifferentemente su tutti? Non è che ha ragione Leopardi quando dice che la natura e, aggiungiamo noi, Dio, è una matrigna che non si cura dei suoi figli. Come un elefante in una cristalleria, quando si muove fa dei danni e a chi tocca tocca. Se le cose stanno così come ci si può fidare di Dio? Meglio per lui e per noi come diceva Stendhal se non esiste…

Gesù non elude la sfida che questi fatti pongono: un’uccisione violenta compiuta da un malvagio e una morte casuale, determinata dal crollo accidentale di una torre. Gesù esclude una prima lettura che alberga nel nostro cuore: è Dio che punisce i ‘cattivi’ e premia i buoni. O meglio questo è spesso un nostro desiderio, perché in realtà si vede tutto il contrario. L’altra alternativa è rifarsi agli imperscrutabili disegni di Dio, alla sua misteriosa volontà che possiamo solo accogliere ciecamente, sperando che non rivolga a noi le sue attenzioni.

Gesù ci offre un altro livello di lettura di questi casi. Innanzitutto ci pone una domanda: “credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte?… O quei diciotto, sopra i quali rovinò la torre di Sìloe e li uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?” (Lc 13, 2.4). In primo luogo, Gesù spezza quell’automatismo che in noi lega il male ad una colpa e quindi ad una punizione divina. Il male ha una sua inspiegabilità. È l’unico vero mistero del creato. Dipende dal peccato dell’uomo chiuso in quella drammatica distretta segnalata da Paolo: ”faccio il male che non voglio e non il bene che voglio” (Rm 7,19). E il male una volta messo in circolazione diventa una variabile impazzita che colpisce indifferentemente il buono come il cattivo. Come un ubriaco alla guida di una automobile che investe i passanti di ogni tipo. Ciò che più conta però è l’incredibile buona notizia che si trova sul male. Sempre Paolo infatti ricorda che paradossalmente ma realmente “lì dove abbonda il peccato” – e quindi il male in tutte le sue forme sia ‘giuste’ che ‘ingiuste’- sovrabbonda la grazia” (Rm 5,21). A questa notizia formidabile siamo invitati a convertirci.