Da chi andremo?

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Nel vangelo di questa domenica si conclude la riflessione di Gesù sull’eucaristia secondo la versione del capitolo sesto del vangelo di Giovanni.

Dopo le difficoltà incontrate dai giudei, ora sono gli stessi discepoli ad andare in crisi di fronte al discorso di Gesù: “Molti dei suoi discepoli dopo aver ascoltato dissero: ‘questa parola è dura! chi può ascoltarla?” (Gv 6,60). Qual è la difficoltà dei discepoli? Loro più degli altri hanno visto da vicino Gesù, hanno visto i miracoli, ascoltato i suoi discorsi ed ora si trovano di fronte all’affermazione che Gesù ha deciso che per dimostrare quanto vuol bene agli uomini è disposto anche a morire ingiustamente per loro. Per loro inoltre questo può voler dire dover fare la sua stessa fine… loro che avevano abbandonato tutto per poterlo seguire e sognare un fulgido avvenire accanto a lui per l’instaurazione del regno!

Gesù vuole instaurare il suo regno ma lo vuole fondare sulla gratuità e il primo a dare l’esempio è proprio lui che la vive fino alle sue estreme conseguenze.

La gratuità spiazza: da un lato fa piacere, perché “nessuno fa niente in cambio di niente” e quindi quando si incontra la gratuità doc è sempre una piacevole sorpresa. Dall’altra però, la gratuità scatena anche il proprio orgoglio che, scoprendosi incapace di fare ciò che l’altro sta facendo, è tentato di rifiutarlo: “non lo posso accettare”. È la difficoltà visualizzata dalla reazione di Pietro alla pesca miracolosa che ritroveremo anche durante la cena nella lavanda dei piedi. È questa anche la difficoltà che bloccherà Giuda, cosa che Gesù mette in conto e che non blocca però lui.

Pietro e i discepoli sono davanti ad un bivio: o accettare la gratuità assoluta di Gesù o andarsene.

Non ci sono mediazioni, perché Gesù non scende a compromessi quando si tratta di dare la vita in pienezza. Non ha paura di metterli di fronte alla verità: “ Volete andarvene anche voi?” .

Pietro, non ancora del tutto, consapevole però di nuovo si butta: “Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Gv 6,67).