L’Assunzione di Maria

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In questa domenica celebriamo la festa di Maria assunta in cielo. Assieme al Figlio risorto anticipano quella che sarà la condizione di tutti, per cui il suo privilegio è per noi una grande buona notizia. La sua glorificazione in anima e corpo non è infatti destinata a rimanere un unicum nella storia accanto alla risurrezione del Figlio, ma è l’anticipazione di quanto accadrà ad ogni uomo. In questo senso Maria non è più solo il modello da additare alle donne, ma alle donne e agli uomini, perché comune a entrambi è la sorte che ci attende. Così la teologa Cettina Militello nel suo libro Con occhi di donna sottolinea l’importanza del richiamo alla risurrezione dei corpi, che è la vera posta in gioco nella proclamazione di questo dogma. Opportunamente viene citata una riflessione di uno dei padri della psicologia contemporanea, Carl Gustav Jung che, nella proclamazione dell’Assunta, riconosceva l’avvenimento ecclesiale più importante dai tempi della Riforma, perché, proclamato nel 1950 a soli cinque anni dalla fine della Seconda Guerra mondiale: «dopo tanta offesa alla dignità umana, dopo tante e profonde ulcerazioni, dopo la sconfessione quasi del sigillo divino impresso sul volto degli esseri umani, l’immagine di Maria glorificata, partecipe della vittoria del Figlio sulla morte, definitivamente e immediatamente gloriosa sembra un antidoto alle brutture e mostruosità delittuose ancora vive nella memoria di quanti le hanno subite e di quanti le hanno avallate».

Non possiamo non sentire tutta l’attualità di queste parole, in relazione alle sciagure che segnano anche i nostri tempi, in cui Maria Assunta in cielo non cessa di essere fonte di speranza sia individualmente sia politicamente, per promuovere ciò che il Papa Pio XII auspicava: «che il dogma fosse di vantaggio per l’umanità intera».