Il vangelo in un tweet

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Nel vangelo di questa domenica Gesù ci dà due insegnamenti fondamentali. Uno scriba lo interroga su “qual è il primo tra tutti i comandamenti”. Già allora la tradizione ebraica non scherzava. Ma la domanda è ancora più attuale oggi, davanti alle duemila pagine e più della Bibbia e alle ottocento del Catechismo della Chiesa Cattolica. Gli sta chiedendo di dirglielo in un tweet, massimo 140 caratteri! Anche allora amavano andare al nocciolo delle questioni, senza girarci troppo attorno.

E Gesù, come al solito, non si fa pregare e gli espone i due comandamenti sintesi di tutto: “Il primo è: Ascolta Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: amerai il tuo prossimo come te stesso” (Mc 12,29-31)

Del primo mi colpisce il richiamo all’unità. Dio è uno, non è mai cambiato, non cambia e non cambierà. Nel senso che quello che ci ha fatto vedere Gesù è il suo vero e unico volto. Un volto amico, il volto dello sposo, del padre e della madre, un volto benevolente. Di contro alla progressiva comprensione che ne ha avuto il popolo di Israele, che gli ha attribuito violenze di ogni tipo, Lui è sempre stato lo stesso dall’eternità: amante della vita, incapace di pensare, volere e fare il male.

Del secondo comandamento mi colpisce quell’amare l’altro come se stessi. Difficile superare il velo dell’egoismo e trovare il vero se stessi da amare. Una vita non basta.

Sarebbe già molto smetterla di farsi del male, ad esempio autopunendosi davanti agli errori commessi. Il figlio prodigo della parabola è il peggior giudice di se stesso. Ha deciso, per cancellare il peccato contro il cielo e contro il padre, di autoridursi da figlio a schiavo e, quello che è peggio, pensa che il padre accetterà la sua proposta.

I due comandamenti funzionano insieme. Sono come la grolla valdostana: l’uno mette inevitabilmente in contatto con l’altro e viceversa. Osservarli “vale più di tutti gli olocausti e sacrifici” perché l’amore non è una conquista da meritare, ma un dono da accogliere liberamente.