La raccomandazione

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Nel vangelo di questa domenica assistiamo ad un quadretto tipicamente italiano: Giacomo e Giovanni figli di Zebedeo, il socio di Simon Pietro, apostoli della prima ora vanno da Gesù per chiedergli una raccomandazione. La formulazione è articolata: prima gli chiedono di dirgli di sì comunque, come fanno i bambini quando vogliono ottenere a tutti i costi qualcosa dalla mamma: “ Maestro vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo” (Mc 10,36). Gesù li stava ad ascoltare con la consueta pazienza: “Che cosa volete che io faccia per voi?” E qui arriva la loro richiesta: “vogliamo sedere, nella tua gloria una alla tua destra e l’altro alla tua sinistra”. Una vera e propria raccomandazione che tradisce la totale incomprensione del senso e della natura della missione di Gesù. Loro infatti, come anche gli altri discepoli che non a caso si indignano come li sentono fare questa affermazione perché ci avevano pensato anche loro, vedono la missione di Gesù come una carriera politica: Gesù ha i super poteri, presto andrà a Gerusalemme e diventerà primo ministro e noi al suo fianco in quanto lo abbiamo chiesto per primi…

Non hanno ancora capito quello che Gesù sta cercando di dire in tutti i modi: la sua gloria deriva infatti dalla capacità di sacrificarsi per gli altri, di immergersi nel battesimo che è la sua morte, cosa che loro ora non sono capaci di fare perché stanno pensando tutto all’incontrario.

I due figli di Zebedeo tradiscono quell’atteggiamento che osserviamo anche oggi in tanti reality show. Si deve essere amici gli uni degli altri, per poterli però eliminare. Paradossalmente vince, come nel Grande Fratello o nelle varie Isole dei più o meno famosi, proprio colui che ha la maggior capacità di simpatia e relazione, che però così facendo elimina tutti gli altri, a cominciare dai suoi amici. Un vero e proprio trucco infernale che rischia di presentarsi anche nella comunità degli discepoli. Per questo Gesù prontamente corregge il tiro e ricorda che “tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10, 45).

Se i discepoli si lasceranno amare così in modo gratuito e disinteressato da Gesù, allora potranno fare anch’essi quello che ha fatto lui e raggiungere finalmente quella gloria a cui giustamente tengono tanto.