L’amore non è amato

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Nel Vangelo di questa domenica, Luca ci presenta una nuova fase della vita di Gesù: la sua salita a Gerusalemme. L’evangelista sottolinea l’indurimento del volto di Gesù. Davanti a questa espressione subito pensiamo ai nostri indurimenti; il nostro volto indurito è segno dell’indurimento più profondo del nostro cuore. Non è così per Gesù. Lui non ha il cuore indurito, anzi il suo cuore è completamente imbevuto di tenerezza, mitezza e disponibilità. Gesù però sa che per portare a termine la missione affidatagli dal Padre, di rendere presente nella storia la buona notizia della vicinanza di Dio, occorre una determinazione senza pari. L’indurimento del volto di Gesù non è quindi una raffreddarsi del suo sguardo di amore verso di noi, ma è la concretizzazione della sua decisione di andare avanti fino in fondo, disponibile ad accettare qualsiasi tipo di conseguenza del suo gesto.

Emblematico è invece il confronto con i discepoli, che hanno ancora il cuore indurito. I samaritani non vogliono accogliere né Gesù né i discepoli, proprio perché sono diretti a Gerusalemme, proprio perché Gesù vuole farsi piccolo e gratuito. “L’amore non è amato” come diceva già San Francesco. Di fronte al rifiuto, i discepoli ci restano male, si arrabbiano e scaricano questi sentimenti chiedendo a Gesù di poter distruggere quel villaggio. A violenza replicano con la violenza: “Signore vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e di consumi?” (Lc 9, 51) . Anche noi, tante volte, chiediamo a Dio che distrugga i nostri nemici, che mandi un fuoco dal cielo ad annientare quelli che fanno il male.
Cosa fa Gesù?

Gesù li sgrida e ci sgrida perché non è questo il modo di agire di Dio. Gesù sgrida i discepoli e noi non perché non siamo ancora bravi, non perché non facciamo le opere buone che pensiamo di dover fare, ma perché ancora non capiamo chi è Dio, qual è il suo volto e come agisce nella storia.

Nei versetti seguenti, Gesù incontra molte altre persone che lo vogliono seguire. Per tutti Gesù è un elemento da inserire nella propria vita, mentre per lui il seguirlo è l’unica cosa da fare. Non si può venire a patti con la cattiva notizia e con l’ansia della vita: “Ti seguirò Signore, prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia. Ma Gesù gli rispose: ‘nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio’” (Lc 9,62).