Un perdono pericoloso

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Nel vangelo di questa domenica Gesù incontra l’adultera che viene usata dagli scribi come un’ esca per poter condannare Gesù. La loro domanda è molto forte: Gesù sembra essere messo alle strette. Se dice infatti che è giusta la legge di Mosè dà pienamente ragione ai suoi accusatori, e allora viene meno la sua novità. Se è allineato con gli scribi e i farisei perché non si unisce a loro? Altrimenti rischia l’accusa di essere un falso profeta, un libero battitore. Se invece dice che la legge di Mosè non è più valida è un bestemmiatore, perché si mette contro la Legge di Dio. In entrambi i casi merita la morte! Il contesto ci fa vedere che anche per Gesù la risposta è molto impegnativa, non è una semplice discussione tra studiosi. «Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra» (Gv 8, 6) Gesù non intende rimproverarli moralisticamente, ma intende farli riflettere. Non nega validità alla Legge, anzi vuole proprio sottolineare i problemi connessi alla sua applicazione. Se loro infatti ora si ergono a giudici di questa donna e la condannano a morte, sono sicuri di non poter poi a loro volta essere accusati per un’altra infrazione punibile sempre con la morte? Davanti a questo esame di coscienza tutti, a cominciare dai più vecchi che hanno accumulato più esperienze, lasciarono le pietre e se ne andarono. Sono rimasti convinti dal semplice ma efficace ragionamento di Gesù: chi si può salvare dall’applicazione rigorosa della Legge? Allora Gesù, rimasto solo con la donna, vuole attirare la sua attenzione sul fatto che nessuno l’ha condannata. L’unico che è lì presente con lei è lui, e quindi sta implicitamente dicendo che l’unico che potrebbe farlo, l’unico vero giudice è lui stesso. «E Gesù le disse: “ Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più» (Gv 8,11).Perché Gesù la manda via? È un gesto di rifiuto? No, anzi al contrario, è un gesto di definitiva accoglienza, poiché sta a significare che Gesù non vuole nulla in cambio. Non vuole che questa donna diventi sua discepola per forza, spinta dal desiderio di contraccambiare al suo bel gesto. Ovviamente non le impedisce di diventarlo, se questo fosse un suo vero desiderio, ma non lo pretende come ricompensa.

Quando si riceve un gesto di gratuità inaspettata si fa infatti molta fatica ad accettarlo senza contraccambiare, cioè senza cercare in un qualche modo di meritarselo. Gesù invece sottolinea che il suo gesto è senza secondi fini e quindi questa donna può andare. Però la vuole anche far riflettere sulla sua situazione per questo le dice di non peccare più.