Una famiglia quasi perfetta

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Vi comunico alcuni spunti desunti e rielaborati da un’omelia di padre Renato Colizzi sj.

Pensando alla Santa famiglia dobbiamo vincere un pregiudizio che ci viene facile: pensare che sia un famiglia perfetta dove tutto scorre liscio, dove non ci sono attriti o incomprensioni. Al contrario come in ogni vera famiglia anche Maria e Giuseppe si sono dovuti confrontare con lati che non hanno capito di questo loro figlio così particolare, così uguale e così diverso da tutti gli altri.

Gesù ha dodici anni, per noi all’inizio dell’adolescenza, allora era già considerato un ‘grande’ tanto da poter partecipare alla liturgia sinagogale. Gesù è alla ricerca della scoperta di cosa voglia dire essere il figlio incarnato del Padre celeste. Una cammino che come ogni cammino umano è stato segnato dalla ricerca e dalla crescita. Anche a prezzo di generare incomprensioni come quella che ci viene riportata nel vangelo di questa domenica. Gesù è rimasto nel tempio a Gerusalemme per interrogare i dottori, tutto assorto dalla sua ricerca, senza dire nulla né a Giuseppe né a Maria.

Questi dopo essersi accorti della sua assenza nella carovana che sta facendo ritorno a Nazaret si mettono sulle sua tracce. Una volta trovatolo nel tempio è Maria che prende la parola: “Figlio perché hai fatto questo? Ecco tuo padre ed io, angosciati ti cercavamo!” (Lc 2,48). La cosa interessante da notare è che Maria a differenza di altre madri, Eva nel giardino e Sara dietro la tenda durante la visita dei tre alle querce di Mamre (Gen 18), non prende le distanze dal suo compagno. Maria dice “Tuo padre ed io” perché vive l’angoscia per la perdita del figlio, ritrovato non a caso dopo tre giorni, all’interno dell’alleanza matrimoniale. Poteva mettersi a litigare con Giuseppe su di chi fosse stata la colpa del mancato controllo, invece non lo fa. Ci sono cose che non capisce, ma che vive rimanendo nella comunione. Come ha fatto anche Gesù la cui risposta “non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio” non è indice di una stizza adolescenziale, quanto il mettere in chiaro l’ordine delle priorità. A riprova di questo, infatti, “egli scese con loro e tornò a Nazaret, ed era loro sottomesso”. Maria non fa finta di nulla, osserva e “conserva tutte queste cose nel suo cuore” (Lc 2,51) anche se non riesce a capirle.