X Factor

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Il successo di programmi televisivi dedicati alla ricerca di nuovi talenti come X Factor o l’ormai storico Amici di Maria de Filippi ci possono aiutare a capire meglio il vangelo di questa domenica.

Questi programmi infatti fanno leva su una domanda che è dentro a ciascuno di noi: come si fa a diventare qualcuno, ad essere amato, apprezzato e riconosciuto da tutti? Se facciamo tacere il nostro latente moralismo che ci porta a condannare questa ricerca, possiamo scoprire una realtà molto interessante. Questa ricerca fa parte della nostra dimensione creaturale. È il Padre buono che ci ha fatto unici, non replicabili e che ha messo in noi l’anelito a compiere cose grandi: siamo destinati alla vita eterna! Siamo stati chiamati a diventare concittadini dei santi, siamo chiamati ad essere figli nel suo Figlio! È chiaro che abbiamo dentro di noi l’anelito all’unicità e alla grandezza. Il problema sta nel come ci si arriva, come poter raggiungere questo fondamentale traguardo antropologico.

I discepoli nel vangelo di questa domenica stanno discutendo tra loro proprio di questo: “Giunsero a Cafarnao. Quando fu in casa, chiese loro: ‘Di che cosa stavate discutendo per la strada?’ Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande” (Mc 9,34)

Anche i discepoli come noi hanno dentro la domanda sull’essere “grandi”.

Contrariamente alla nostre aspettative, e alle loro, Gesù non li sgrida per aver dato corpo alla domanda. Gesù ci insegna a non buttare via nessuna domanda, perché all’interno delle domande c’è il nostro dna umano e spirituale. Il tema su cui vuole attirare l’attenzione dei discepoli di sempre è come rispondere a questa domanda.

I discepoli tacciono di fronte a Gesù perché si accorgono che le risposte che avevano date erano inadeguate: Chi è il più grande tra noi? Avranno pensato: “il più intelligente” “quello che sa parlare meglio” “quello con le migliori capacità organizzative” o “il più santo, quello che risponde sempre alle domande di Gesù” e simili.

Gesù ci spiazza, ma senza mortificare la domanda, e ci fornisce la chiave per diventare grandi: “Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti” (Mc 9, 35). È questa la strada che lui sta facendo vedere ai discepoli: ”Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: ‘il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà” (Mc 9,30) ma che loro non capiscono perché troppo diversa dai nostri schemi. Eppure è proprio qui il grande segreto del successo: chi dà la propria vita per gli altri fino a consumarla, non la disperde nel nulla ma la fa risorgere per l’eternità. Perché l’amore è più forte di tutto, anche della morte.